Berlusconi, con la Lega un abbraccio rischioso. Ma l’urgenza resta la ricerca dell’ideologo

 di Susanna Turco.

L’ex Cav rinuncia alla conferenza stampa con il Carroccio e naviga a vista. Sempre alla ricerca di un ‘papa straniero’, ora ha puntato il manager Guido Brera. E dice: “Da lui le tesi più affascinanti degli ultimi anni”.

Silvio Berlusconi Senza soldi, senza congressi fissati, in fondo senza un’idea precisa almeno per superare le guerre intestine. La definizione di Berlusconi che in Forza Italia va per la maggiore è quella coniata qualche tempo fa da una europarlamentare: “Sta un’ora sul pero, e un’ora sul melo”.

Misteriosa, per ora, anche la ragione per cui dopo averla lanciata ha fatto marcia indietro all’ultimo momento sulla partecipazione alla conferenza stampa alla Camera per aderire ai referendum della Lega. Incombenza lasciata ai capigruppo in compagnia di Giovanni Toti. Perché? Ci si trincera, in parte, dietro il timore di reazioni da parte del Ppe: ma è una versione che non convince nemmeno i parlamentari. “Il Ppe non ha più il problema di Berlusconi, perché lui stesso non è più potente come un tempo”, dice uno di loro. In parte si fa capire che l’abbraccio con Salvini è rischioso: il Carroccio “no euro” rischia di essere troppo lontano dalla vocazione forzista , e per questo “non si può parlare di alleanza vera e propria”, dice compita Manuela Repetti. Ma l’operazione in Forza Italia è definita plausibile quanto meno in senso difensivo: si parte da lì per ricostruire il centrodestra, con l’unico partito che è all’opposizione; nell’immediato, si pensa al voto in Veneto dell’anno prossimo, per evitare che il centrodestra perda anche quello; nel lungo periodo, si penserà anche a come recuperare Alfano, in attesa che si esaurisca la sua esperienza di governo.

Guido Maria Brera durante l’intervista alle Invasioni Barbariche
Ora quel che sconcerta di più i forzisti è piuttosto l’inesausta ricerca, da parte di Berlusconi, di un papa straniero. L’ultimo arrivato come “oggetto del desiderio” è Guido Brera, manager riccioluto e aitante, compagno della presentatrice Caterina Balivo: pare che nella riunione di ieri Berlusconi, mostrando il video della sua intervista a Le invasioni barbariche, ne abbia parlato come dell’uomo dal quale ha sentito “le tesi più affascinanti degli ultimi vent’anni”.

Insomma, il controcanto di Raffaele Fitto, che pure ieri ha invocato ad alta voce la necessità di smetterla con le incoronazioni “dall’alto” per cominciare finalmente con una selezione “dal basso” della classe dirigente, non sembra sortire alcun effetto. Berlusconi non cambia metodo. “A noi una bella faccia va pure bene, ma poi ci vuol gente che sappia fare politica, perché la storia di Renzi questo insegna”, mormorano nei corridoi. “Bisogna fare di più, oppure saremo sempre di meno”, è un altro degli avvertimenti. Ma Berlusconi, a fare il guru del partito, il manovratore che sta un passo indietro dai riflettori, non sembra interessato, e naviga a vista, di abbraccio in abbraccio (ieri Renzi, oggi Salvini) fino alla prossima riunione in cui decidere ciò che ieri ha dovuto rimandare. In attesa di un’idea, o un Brera, che gli faccia accendere la lampadina.

Da L’Espresso, 29 maggio 2014.

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