COL TEMPO, SPERIAMO NON TROPPO, CHISSÀ…

Luci della capitale. Noemi Lusi.

Brevissime le vacanze dei docenti della scuola superiore italiana, contrariamente a quanto vuole la leggenda metropolitana.

Quindici giorni a Natale, sì, ma, comunque, a disposizione dell’Amministrazione e pieni di compiti da correggere per poter tornare pronti in vista della chiusura del primo quadrimestre. Soprattutto vacanze ‘obbligate’… Un professore non può non assentarsi dal ventidue dicembre al sei gennaio ed è in quel periodo e solo in quel lasso di tempo che ha facoltà, se vuole, di decidere di trascorrere qualche giorno di vacanza invernale, budget permettendo e con la possibilità di essere in qualsiasi momento convocato in servizio presso la propria sede di appartenenza.

Parlo di ‘qualche giorno’ perché ‘settimana’ è una parola da benestante che, seguita poi dall’aggettivo ‘bianca’, implica agiatezza, viste le sottese spese di viaggio, hotel, attrezzatura, skipass e perché no… lezioni di sci visto che non è un’opportunità che il docente medio, per censo, può permettersi.

Non è che i professori non siano sportivi, ma al ‘benessere’ che costituisce presupposto della ‘settimana’ di vacanza, alla ‘agiatezza’ dell’abbinamento del sostantivo all’aggettivo ‘bianca’, il doverne ‘molto eventualmente’ usufruire in modo perentorio nel periodo di vacanze natalizie e dunque in ‘altissima stagione’ rende il progetto, assolutamente, sempre per il docente medio, proibitivo.

D’altra parte l’insegnante è abituato dal momento che tutti i suoi periodi di vacanza coincidono perfettamente con quello che tour operators e agenzie considerano come servizio al ‘massimo della fascia’.

Né è  possibile usufruire di altri giorni liberi, almeno per ‘eventi fausti’, durante l’anno tranne i tre giorni per motivi familiari e i quindici per matrimonio, questi ultimi per definizione da auspicare siano solo ‘una tantum’.

Le vacanze di Pasqua sono, poi, veramente simboliche.

Quelle estive corre voce che siano di tre mesi, mentre corrispondono soltanto ai 32 più 4 giorni degli impiegati pubblici, essendo la maggior parte dei professori della secondaria superiore impegnati negli obbligatori esami di stato al servizio della comunità tutta in qualità di commissari d’esami o presidenti di commissione.

Dunque, di nuovo ferie, questa volta estive, di cui usufruire quando tutto è assolutamente più costoso.

Uniformiamo molto all’Europa, dimenticandoci spesso, però, del positivo.

Già quaranta anni fa la Gran Bretagna concepiva un orario scolastico dalle nove alle sedici,  con sole quattro ore e quaranta nette di lezione della durata di quarantacinque minuti, talvolta doppie, con intervalli di venti minuti e con docenti senza stretto obbligo di sorveglianza, privilegiando l’assunzione da parte dei ragazzi di autonomia e senso di responsabilità.

Un’ora e venti veniva dedicata al pranzo, per l’importanza attribuita all’alimentazione, fondamentale quanto lo studio per la crescita della persona. Quattro ore e quaranta nette, ben divise, possibili per la presenza di strutture ancora oggi inconcepibili nella nostra scuola superiore. Giusta dose di intervalli che ‘già da allora’ permettevano alle menti dei docenti e dei discenti di ben vivere il dovere che, così facendo, diventa quasi un piacere.

Ben diverso dalle nostre cinque o sei ore di 60 minuti con un’unica pausa di 15,  in cui si è nell’imbarazzo di scegliere se mangiare, bere o, nel caso del docente, solo previa notifica ai collaboratori scolastici, espletare imprescindibili funzioni fisiologiche.

Sorvoliamo sui mancati rinnovi del contratto, gli inesistenti aumenti di stipendio da anni, la mancata equiparazione degli stessi a quelli dei colleghi europei che percepiscono dalle due alle tre volte gli emolumenti del docente medio italiano, spesso con disponibilità di un ufficio personale dotato di bagno interno, ‘cafeteria’ con stoviglie in ceramica, collegamento wireless in tutti gli ambienti e chi più ne ha più ne metta.

Concluderei con il richiamare alla mente il fatto che da più parti si sente inneggiare all’efficienza del  sistema scolastico in Finlandia. Proprio giorni fa, parlando con una collega di Helsinki, ho appreso che, al di là dello stipendio incomparabile, i docenti finlandesi usufruiscono di ben dodici settimane di vacanze estive della quali solo una li vede ad eventuale, non consueta, disposizione.

Professori e studenti finlandesi sono spesso citati dai ‘media’ italiani per efficienza, risultati e standards qualitativi. Chissà che non dipenda anche dalle condizioni professionali, dalla vivibilità dei ritmi, dalla conseguente serenità degli insegnanti, pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni.

Auspichiamo che si decida di imitare anche questo dall’Europa, possibilmente rispettando fasi tecniche tali da fare in modo che chi oggi esprime questo desiderio sia ancora in vita. Col tempo, speriamo non troppo, chissà…

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