Ma che cos’è la “Buona scuola?”

di Giuseppe Tramontana.

Scuola – “Buona scuola”. Sapete di cosa si tratta, no? Per informarci trasmettono persino una sorta di pubblicità progresso in tivvù! Chiunque voglia, qualsiasi italiano o meno, chiunque abbia un collegamento internet o sia minimamente interessato alla scuola, è chiamato a esprimere il proprio parere sulla scuola, fornendo eventualmente idee, ideuzze, genialate, esternando attese e propositi, progetti e delusioni. Qualcuno ha criticato la procedura, qualcuno l’ha apprezzata. Qualcuno ha desunto o dedotto da tale procedura il tipo di scuola (“renziana”) che si vuol metter su: un po’ vuota, un po’ sloganistica, molto banal-tecnologica e pochissimo contenutistica. Tuttavia, a me pare che vi sia qualcosa in più. Mi chiedo: come mai tale consultazione coram populo sia stata riservata solo alla scuola? Perché la scuola è di tutti, si risponderà. E perché la Sanità no? E le politiche per la Sicurezza, quella Estera, i Servizi Sociali, l’Ambiente, i Trasporti, no? Perché certe cose si fanno solo quando c’è di mezzo la scuola? Da un lato, si vuole la meritocrazia, dall’altro permane il pensiero occulto per cui tutti, in fondo, possono mettere becco nella scuola, cosa che è la negazione della specializzazione e della meritocrazia.. A nessuno verrebbe in mente di dire,ad esempio, ad un idraulico come svolgere il suo lavoro. E neppure ad un medico, ad un ingegnere, ad un avvocato, ad un meccanico o ad un imbianchino. Nemmeno ad un becchino. Ognuno fa il suo lavoro e, giustamente, non tollera intromissioni. Quando si tratta di scuola e di insegnanti, invece, tutti – genitori per primi – pretendono di dare consigli, suggerire soluzioni, criticare scelte e valutazioni, rivendicare il diritto di essere pasdaran. Se si vuole questo, beh, nella “buona scuola” ci siamo già. E per alcuni non è per nulla buona.

 

Scuola di obbedienza/2 – La volta scorsa mi sono occupato del bando che prevede la sola licenza media per l’arruolamento di 7000 militari. Per obbedire, si diceva in buona sostanza, non serve la cultura o, se serve, ne basta una basica. Poi sono venuti gli scontri tra operai dell’AST di Terni e i poliziotti, con il famoso video che registra il chiaro ordine “caricate” del commissario ai suoi uomini. Qualcuno si è chiesto perché i poliziotti abbiano obbedito, perché abbiano caricato dei padri di famiglia, dei lavoratori come loro. E’ una questione di abitudine? Può essere. Ecco allora un episodio emblematico. L’11 maggio 1960, a Buenos Aires, in una viuzza periferica intitolata a Garibaldi, venne arrestato – di fatti, sequestrato – il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, responsabile della deportazione e della morte di almeno un paio di milioni di esseri umani. Come si sa il sequestro fu opera del Mossad, i servizi segreti israeliani. Eichmann venne portato in un nascondiglio. Prima di essere interrogato, chiese di andare in bagno. I suoi carcerieri lo accompagnarono in bagno e si misero ad aspettarlo fuori dalla porta. Dopo qualche minuto, udirono l’uomo che, con voce lacrimosa, chiedeva: “Darf ich anfagen?” (“Posso cominciare?”). E solo quando gli fu risposto di sì, iniziò a vuotare gli intestini. Ecco dove può portare l’abitudine all’obbedienza.

About altritalia