Donne e uomini: pari diritti anche sulla carta?

Giorgia Faggian.

Viviamo nella società di internet, in cui le notizie che ci arrivano riportano eventi dell’ultimo minuto. Siamo immersi nel progresso, nella tecnologia, inseparabili dai nostri i-phone e perennemente collegati allo schermo di un computer. Nonostante il mondo che ci circonda sembri  avanzare all’impazzata, la mentalità di certe persone sembra rimanere bloccate all’età della pietra. È proprio da queste persone, che parlano tanto di uguaglianza, di rispetto, di amore, che la maggior parte delle volte sento dire : “ donna al volante pericolo costante (o ambulante, secondo una versione più recente)”. Pregiudizi anticamera di discriminazioni? Temo di sì. E’ un dato di fatto che ancora oggi la donna è vittima di sciocchi stereotipi, continui pregiudizi appunto, che condizionano la sua vita e la fanno sentire  – a seconda dei casi –  “inferiore”, posta sempre sotto tutela, osservata speciale.  I testi scolastici ne sono una dimostrazione. L’assenza e il silenzio delle donne nei libri è proporzionale alla presenza costante e tenace, in questi stessi testi, dei cosiddetti stereotipi di genere che mostrano immagini di donne e uomini ormai irrealistiche e superate. Da un’indagine condotta dalla Ricercatrice presso l’Università di Firenze Irene Biemmi  e contenuta nel volume “Educazione sessista” (Rosenberg & Seller, 2010) è emerso che a fronte di 16 protagonisti maschi, le protagoniste femminili sono solo  10.  Non solo. Solitamente e per la maggior parte, le figure maschili appaiono sicure, coraggiose, ambiziose, minacciose, fiere, dure, sagge, autorevoli, intraprendenti; quelle femminili  sono smorfiose, vanitose, invidiose, docili,vergognose, silenziose, pettegole. Tra gli uomini, il 70% lavora, ed ha a disposizione 50 diverse professioni tra cui re,cavaliere,mago,scrittore, dottore,giornalista,scienziato, medico, direttore d’orchestra , marinaio;  contro il 56% delle donne, le quali invece possono scegliere solamente tra 15 professioni, la maggior parte delle quali è in ambito domestico come casalinga o allevatrice. Addirittura, nelle immagini, gli uomini predominano e li trovi dappertutto, dalla centrale nucleare all’ospedale,  le donne vengono rappresentate soltanto  in casa, occupate a curare i figli o a svolgere i lavori domestici. Cosa se ne può dedurre? Che la scuola, in Italia, continua a tramandare modelli rigidi e ormai fuori tempo, da cui i bambini traggono messaggi e insegnamenti erronei e fuorvianti. Non solo. Vengono tramandali e perpetuati stereotipi e pregiudizi, tutti veicoli di discriminazioni – consapevoli o inconsapevoli – di genere.  Esistono ancora “cose da maschi” e “cose da femmine”? Recentemente è nata una petizione rivolta al Presidente Napolitano con una richiesta specifica: raccontare nei libri di scuola la storia di Franca Viola, prima donna in Italia, che  nel 1966, ebbe il coraggio di denunciare uno stupro. È necessario, infatti, adottare una serie di azioni rivolte a sensibilizzare docenti e studenti a sostegno dell’insegnamento di genere, come accade in numerosi paesi d’Europa. Finora non è stato fatto molto. In principio fu  la direttiva Prodi-Finocchiaro del 1997, per dare maggior spazio alla storia “al femminile”, successivamente ,attraverso il progetto Polite, si è arrivati all’approvazione di un codice di regolamentazione per riqualificare i materiali didattici, ma nonostante queste iniziative, i libri risultano essere tuttora pieni zeppi di stereotipi che danneggiano le donne. E sì che anche loro (noi) hanno popolato e fatto la storia!  Grandi donne hanno dominato la scena politica, hanno combattuto in nome di un’ideale, di un principio morale. Sono state curiose e determinate  a capire la realtà , hanno provato a trovare soluzioni per guarire malattie o semplicemente risolvere problemi. Non dimentichiamo poi le artiste,le scrittrici,le filosofe che hanno  animato gli spiriti di grandi epoche. Mata Hari, Margaret Thatcher, Peggy Guggenheim, Maria Montessori, Hannah Arendt, Madame de Pompadour, la regina Vittoria, la regina Elisabetta, Elisabetta d’Austria, Madre Teresa di Calcutta sono solo pochi dei nomi che si potrebbero citare. Non soltanto i libri però sono  la prova di come viene vista la donna oggi: i film della Walt Disney che tanto abbiamo amato da piccoli portano alla luce un brutto aspetto della figura femminile. Nelle avventure di Peter Pan ad esempio , a Wendy, arrivata nell’Isola che non c’è , viene affidato il ruolo di allevatrice dei Bimbi Sperduti; in Mulan , non appena la giovane ragazza, travestitasi da uomo  per difendere la Cina dagli Unni , viene scoperta, viene cacciata e viene marchiata a vita come colei che gettò nel disonore la sua famiglia. Come se non bastasse anche la solita favola del principe azzurro che salva la damigella in pericolo è ormai sorpassata. Siamo veramente noi donne ad avere bisogno di essere salvate, o sono gli uomini che non possono fare a meno di noi?

 

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