Il film della Guzzanti: l’unica ‘#trattativa’ valida

di Giorgio Bongiovanni.

Un film documentario sarcastico e ironico quello di Sabina Guzzanti sulla Trattativa Stato-mafia, in anteprima mercoledì sera al cinema King di Palermo. Una regia che attraverso le musiche di Nicola Piovani e la fotografia di Daniele Ciprì ha accompagnato i presenti, tra cui il sindaco Orlando e alcuni magistrati di Palermo come Di Matteo, Tartaglia, Agueci, il giudice Guarnotta, l’ex procuratore Messineo ed altri, in un tunnel nero, profondo e crudo dal quale emerge la verità inquietante e drammatica del nostro Paese.
Dato il tema ‘scottante’ e per molti ‘scomodo’ era inevitabile che questa pellicola suscitasse polemiche da più parti. Tra queste la protesta dell’incontentabile Umberto Santino, importante storico dell’antimafia e presidente del centro studi Impastato. La critica mossa da Santino è la mancanza totale dei risultati straordinari conquistati da alcune associazioni antimafia sebbene il film contenga molte altre verità. 
Per tutta risposta la Guzzanti ha spiegato come, essendo il tema cardine la trattativa, per parlarne fosse necessario trattare gli argomenti principali che ruotano attorno ad essa.

Senza dubbio alcune associazioni antimafia hanno fatto grandi lavori di ricerca e protesta che hanno permesso di aprire nuove indagini ed ottenere la condanna e l’arresto dei veri colpevoli. Come ad esempio la condanna del boss Tano Badalamenti, ottenuta grazie anche alle ricerche dell’Associazione di Santino che spinse la Commissione antimafia (all’epoca presieduta da Lumia, ndr) ad aprire un’ indagine che portò a processo nuove prove. Così si scoprirono le responsabilità del generale Subranni nel depistaggio sull’omicidio Impastato.
Probabilmente anche le ricerche sulle stragi del ’92 ’93 e depistaggi di queste e altre stragi si sarebbero fermate molto prima o non sarebbero nemmeno emerse senza l’aiuto di parte della società civile.
Questo però non significa che il film “#La trattativa” sia incompleto o non dia un quadro reale di ciò che è successo. Anzi, a nostro giudizio il film offre tutti gli spunti necessari per prendere coscienza che per tanti anni lo Stato italiano ha gestito patti e accordi con Cosa Nostra che gli hanno permesso di utilizzare la mafia come braccio violento. Di conseguenza, anche se non tutto lo Stato è mafia, alcuni rappresentanti dello Stato italiano (a partire dai semplici poliziotti fino ad arrivare al presidente della Repubblica) in qualche modo hanno avuto una responsabilità nelle stragi e negli assassini di Falcone e Borsellino.
Il film “#La trattativa” consente a chiunque, anche ai più giovani, di poter comprendere una stagione complessa e drammatica del nostro Paese. Può suscitare sgomento e persino rifiuto vedere la sequenza di quegli eventi nella loro crudezza, ma solo se si ha il coraggio di fare i conti con il proprio passato si può pensare di costruire un futuro diverso.

Da antimafiaduemila.com. – 3 ottobre 2014

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