Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato.

Incontro a Padova con Gioacchino Genchi.

di Giovanni Puglisi.

Padova 11 giugno. Mentre la crisi incalza e il Governo si diletta in sane ginnastiche corporali sulle spalle dei lavoratori del comparto pubblico, l’ondata mediatica si abbatte come diversivo per porre l’attenzione su un altro gravissimo problema che sta minacciando la libertà di informazione.

Il DDL sulle intercettazioni, affrontato e molto dibattuto in quest’ultimo periodo da più parti e che ha visto far fronte comune, per la prima volta, magistratura, stampa (tutta (?), forze politiche dell’opposizione ed extraparlamentari, approvata al Senato, continua a tenere banco, in attesa della sua approvazione alla Camera, a concentrare l’attenzione sulla manovra economica.

In città c’è un poliziotto che ha lavorato con Falcone e si è occupato dei misteri di Palermo. Si chiama Gioacchino Genchi.

E’ a lui che chiedono di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. E lui qualcosa scopre. Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pista per via D’Amelio: date, nomi, luoghi. Ma quell’indagine non la finirà mai. Lo chiamano nei processi più delicati: le talpe nel Ros di Palermo, il caso Dell’Utri. I capi di Cosa Nostra e i colletti bianchi. La vicenda Cuffaro e la sanità siciliana. Le sue consulenze sui telefoni ribaltano giudizi, fanno condannare centinaia di persone e assolvere miriadi di innocenti. Da vent’anni è considerato il più abile consulente telematico delle Procure.
Finché approda a Catanzaro, per la Why Not di Luigi de Magistris.
Una mattina accende il pc, guarda i tabulati telefonici. E all’improvviso sbianca.
Ma non fa in tempo a stendere una relazione: revocato l’incarico, indagato e perquisito, sequestrato l’«archivio» con tutti i dati fin dal 1992. Attaccato da ogni parte politica. Sospeso dalla polizia. E altrove quattro magistrati perdono il posto. E allora cosa c’era in Why Not, cosa c’era in quei tabulati? C’erano giudici a contatto con boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati. Ma c’era soprattutto un intreccio telefonico economico-politico-giudiziario che da Catanzaro saliva a Roma, incrociando i processi sulle scalate bancarie, la vicenda Umts, i crac Cirio e Parmalat e lo spionaggio Telecom, incuneandosi indietro nel tempo all’origine e al declino di Tangentopoli e a tante, troppe inchieste di cui si era occupato. E agli stessi nomi su cui indagava per via D’Amelio, quando se ne andò sbattendo la porta. E ora che per difendersi ha depositato in tribunale le sue scoperte, può finalmente raccontarlo: perché lasciò allora, perché è stato fermato adesso. Con nomi, date e luoghi. Perché questo lungo e complesso racconto non è la storia di un’inchiesta bloccata a Catanzaro. Questa è la storia della seconda Repubblica.

Questa come si legge sulla copertina è la presentazione de Il caso Genchi. Storia di un  uomo in balia dello Stato. Scritto con Edoardo Montolli e la prefazione di Marco Travaglio, Alberti editore.

Ma la serata, organizzata dal Popolo viola di Padova nella sala Paladin del Comune, si concentrerà quasi interamente sul DDL sulle intercettazioni in esame alla Camera.

Apre brevemente Ennio Pipitone, consigliere provinciale dell’IDV, il quale dichiara che “mentre in molte città ci si sta organizzando per manifestare il proprio dissenso all’approvazione del DDL sulle intercettazioni, altrove si sta brindando all’impunità!” Inoltre, il partito di Di Pietro ha annunciato che le intercettazioni saranno lette nelle aule parlamentari per fare  in modo che la stampa possa pubblicarle. E molti giornali e blog stranieri si sono resi disponibili ad ospitarle nelle proprie testate.

Sul DDL interviene con competenza tecnica Fausto Fanelli, del COIS della Questura di Padova.“L’intercettazione è importante per la ricerca della prova. Il Codice di Procedura Penale fino al 1989 passava da inquisitoria ad accusatoria, l’intercettazione è diventata fondamentale. Il DDL tende, invece, a ridurre l’impianto accusatorio e prevede delle punizioni per tutti coloro che sono i fautori delle intercettazioni. Il DDL, inoltre, è falso nei punti che riguardano i gravi indizi di reato i quali dovranno avere un’autorizzazione all’intercettazione da parte del magistrato. Prima bastava sufficienti indizi. Il DDL ha appesantito quindi tale procedura, il quale occorre che risultino “gravi elementi di colpevolezza”, cioè, come conferma alla prova e non più come elemento. “Mi chiedo – prosegue – a cosa serva a questo punto l’intercettazione. Inoltre, Alfano ha modificato, nell’art. 614 del C.P.  “privata dimora” con “luogo privato”. E qui si commenta da sé. Poiché il luogo privato può essere qualunque posto.

Ma Fanelli ne ha anche per Brunetta, critico riguardo all’inadeguatezza dell’efficienza, “quando ci vengono tolte le risorse”. “La retorica che si nasconde dietro l’amministrazione”. In ultimo, riguardo alle fuga delle notizie: “Si sarebbe potuto, volendo, inasprire le pene per i responsabili piuttosto che stravolgere l’intero impianto”.

“Questo incontro è anche frutto dell’efficienza delle rete che serve a riunire tutte le persone per bene – esordisce un sorridente Gioacchino Genchi, reduce dall’ultima indagine con cui ha collaborato insieme alla Procura della Repubblica di Roma. La stessa che l’ha inquisito sull’affare Fastweb, che ha scoperto gli affari della ‘ndrangheta e le complicità del Senatore Di Girolamo.

Anche lui è convinto che “La legge sulle intercettazioni avviene nel momento in cui si sta approvando la manovra economica  per distrarre gli italiani. Parlando d’altro “stiamo facendo il loro gioco”.

Critica Fini per essere finito nelle maglie di Berlusconi, lamentandosene prima, ma chinando  poi il capo sul DDL sulle intercettazioni. Per Genchi “E’ stata tutta una finzione”.

“Il DDL – aggiunge – è il salvacondotto per gli amici, che cominciano a battere cassa. E Ghedini l’ha studiato bene, riguardo all’approccio telefonico riducendo la durata dell’intercettazione a meno di tre mesi”.

“Questa legge sconfessa 2000 di storia del diritto italiano, riguardo alla pubblicizzazione del processo, dove perfino l’imputato, se defunto, veniva portato a giudizio. Questa legge impedisce l’elemento captativo dell’intercettazione della prova. Constatando con amarezza il rischio che le forze di polizia finirebbero per diventare il braccio esecutivo dei potenti”.

Di fronte a chi ha dato una versione di spesa eccessiva da parte dello Stato nell’utilizzo delle intercettazioni il vice questore smentisce questo dato e aggiunge che “Le agenzie telefoniche dovrebbero fornire gratuitamente il servizio d’intercettazione, poiché secondo il diritto pubblico dell’economia lo stato è il concessionario dove la legge prevede l’ottemperanza: autorizzo in cambio di un servizio”.

Lo scopo di questa legge che ci si appresta ad approvare è per Genchi un chiaro “attacco alla Costituzione da parte del Presidente del Consiglio, il quale rinnegando, l’altro giorno, la Costituzione avrebbe dovuto essere immediatamente dimesso, poiché ha giurato fedeltà alla Costituzione. Lo stesso discorso vale per qualunque impiegato pubblico. Invece non ce stato nemmeno un immediato ammonimento da parte del capo dello Stato”.

Aggiunge sarcastico suscitando l’ilarità dei presenti: “se Berlusconi avesse continuato ad accerchiarsi di escort sarebbe stato meno presente in Consiglio dei ministri e sicuramente avrebbe fatto meno danni”.

Critica la magistratura come casta , che “si è mossa soltanto quando le hanno toccato lo stipendio”. Perché l’ANM – chiede – non pone dei limiti a color che invece fanno a gara per andare a fare i capi gabinetto dei ministri?

E alla fine un pensiero lo rivolge alla scuola, che “era la palestra della democrazia e la stanno distruggendo, sia la scuola che la democrazia”.

Il suo intervento comunque appassionante si concluderà con alcuni aneddoti che hanno riguardato il suo incontro prima e la collaborazione poi col Giudice Falcone, con la moglie, l’amicizia con la scorta del Giudice Borsellino e la memoria riporta al presente. Ha chiamato la prima figlia Francesca, in omaggio a Franscesca Morvillo.


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