Un libro caldo d’inverno

Presentazione del libro di Giuseppe Tramontana  “La storia obliqua”

di Giovanni Puglisi

Una serata. Una serata calda di Sicilia (25° a Catania e a Palermo e 5° a Padova), in questo strano inverno di fine anno del quale l’intero Paese non ha conosciuto mezze misure. Sono le 18:15 del 29 dicembre 2009, le strade di un paesino della provincia di Siracusa sono ingorgate da auto che tentano di raggiungere ogni tipo di esercizio commerciale per gli ultimi acquisti in vista del cenone di capodanno. Ciò che contrasta, nell’insieme, è una stradina, Via Garibaldi, dove davanti all’ingresso – di ciò che una volta era stata la chiesa di S. Cristoforo – è accalcato un capannello di persone che preme di entrare. All’interno, la sala è gremita e lo sarà per l’intera durata dell’evento. Soltanto una sessantina i posti a sedere. Chi è rimasto in piedi si è sistemato dove poteva. Tanti sono arrivati dai paesi limitrofi, persino da Catania e da Siracusa. La sala è sì attrezzata e predisposta per convegni e incontri culturali, ma non per accogliere un inaspettato folto pubblico. L’evento è stato organizzato dal locale circolo “Mille papaveri rossi” di Rifondazione Comunista. Eppure, non è un’assemblea di partito.Chi è rimasto fuori vuole entrare ad ogni costo e finisce per disturbare gli oratori. Fatto insolito, in quel paese, per la presentazione di un libro.

Fotografi e giornalisti locali si sono accaparrati le prime file. Accanto a loro, in ordine sparso, la maggior parte del gruppo storico che fu, prima dell’era berlusconiana, dell’Altritalia – uno dei circoli che si è contraddistinto per anni contro la politica del malaffare, con denunce alla Magistratura e in Parlamento – nato dal settimanale Avvenimenti, ma ispirato a I Siciliani di Pippo Fava e ad Antimafia, la rivista diretta da Umberto Santino. Sono tutti lì, a stringersi attorno al loro vecchio amico, Giuseppe Tramontana, volato apposta da Padova col suo piccolo primogenito, per presentare in casa la sua prima fatica letteraria.
La storia obliqua, riparte da qui, da Francofonte o, meglio, da Calafonte, l’ambientazione del romanzo. La radice araba di Calat – ovvero castello, spiega l’esistenza di un castello in epoca medievale quando il paese si chiamava Idria e prima ancora Bulfìda.
Per l’occasione la scaletta prevede letture di alcuni brani del romanzo che si alterneranno alle domande che verranno rivolte all’autore.
La serata si apre con la lettura del cap. 1 da Pino Casella, sull’uccisione del protagonista. La dinamica dell’omicidio emoziona i presenti ma non raccoglie interventi.
Ci prova Alessia Piccione, di Rifondazione, a rompere il ghiaccio: ma si imbatte in una lunga introduzione politica, toccando vari punti classici: il capitalismo, la globalizzazione, il precariato, la giustizia sociale, il ruolo degli intellettuali, Francofonte alla deriva… ma che alla fine interessa ma non appassiona.
Tocca a Sebastiano Leotta, uno dei suoi vecchi amici d’infanzia e d’università, seduto accanto all’autore, riportare l’attenzione sul romanzo chiedendo proprio all’amico di rivelare l’identità delle persone a cui è dedicato il romanzo. E qui, il pubblico si scalda da lunghi e commossi applausi quando l’autore nomina – oltre ai primi due amici scomparsi (Giovanni Caponetto e Franco Sanzà) e a Pippo Fava – il prof. Giovanni Marino (il prof. Marcelletto del romanzo) – morto suicida il 15 febbraio 1992, molto amico del gruppo – e fa un appello affinché il Comune o le autorità scolastiche gli dedichino un posto di rilievo e non di ripiego come l’auditorium della scuola elementare.
Giusy Tuzza, poetessa dell’Accademia del Convivio e del foglio locale Murganzio di Lentini, riporta l’attenzione sul binario di partenza dopo aver abbozzato una sintesi del romanzo e chiedendo all’autore il significato del titolo. Significato su cui Tramontana non manca di rivelare la complessità della storia (con un riferimento anche ad Enzo Siciliano ed alla sua Vita obliqua) e della struttura del romanzo stesso.
Varie le tematiche che toccano lo spazio socio-economico-politico del posto in cui si svolge il romanzo (introdotta da Leotta), la descrizione degli aranceti e il rapporto calafontesi-aranceti (letta da una bravissima Lidia Conte), dell’immobilismo in cui si trova il posto descritto (seguita dalla Tuzza), di sciatteria, di staticità o dai personaggi che circolano (Leotta). A seguire sul funerale e sulle chiacchiere, vuote, che si fanno durante di esso.
Subito dopo, la lettura riprende gli episodi del litigio di Marcelletto al Circolo degli Amici e dell’interrogatorio di Muddichedda (letti da Casella). A un richiamo del pubblico ad intervenire sul dibattito si inserisce un piacevole fuori programma. Salvatore Falcone, un insegnante di Italiano a Parigi, chiede di leggere un capitolo, per lui, molto significativo, il cap. 25, sul discorso di Margutto, il quale dopo aver rivelato a Pino e Giovanni parte degli intrallazzi che stanno dietro ad alcuni personaggi rispettabili del paese, li congeda mettendoli in guardia e a non farsi intimidire.
Tuzza poi riprenderà la parola puntando l’attenzione sul tratteggio forte e mai offensivo delle donne del romanzo. Sulla loro determinazione, sul loro modo di essere libere e sensuali. Lidia Conte le farà da eco con le letture su Sandra che rivela la frase che nasconde la chiave di lettura dell’intera narrazione e il dubbio che farà sorgere all’intero gruppo; ma poi, quando viene letto un passaggio riguardante la signora Rosa, che interviene seppur ignara della reale irruzione di Giovanni e compagnia nell’appartamento di Jaco, l’ilarità scoppia e coinvolge l’intera sala.
L’attenzione si fa di nuovo seria quando il dibattito si rivolge sull’eros (e con la lettura del primo capitolo da Leotta), che di fronte ad un morto ammazzato riverso a terra la gente accorsa si sofferma piuttosto sul seno prosperoso della vedova disperata e accosciata sul marito morto.
L’ultima lettura sarà quella cap. 40, quando Giovanni torna a casa per leggere il diario, apre le buste e trova la frase di Persio.
Sul finire spunta qualche domanda dal pubblico:
D: E’ tutto vero?
R: Sì e no.
D: In quale personaggio ti riconosci?
R: In nessuno, ma mi piacerebbe identificarmi con Linda.
D: Progetti futuri?
R: Raccolta di racconti, forse in abbinamento con un audio libro e un monologo appena terminato.
D: Chi sono stai i tuoi riferimenti culturali per la stesura del romanzo?
R: Pochissimo Sciascia, nulla di Fava, e poi Hugo Claus, Philip Roth, il Simenon de La camera azzurra, Brancati e il Vittorini del Garofano rosso.
Concluso il dibattito un duo musicale ha proposto una canzone che ha molto commosso il pubblico, tratta dalla poesia Profumu di zagara, scritta anni fa dallo stesso Tramontana.
La serata si è così conclusa intorno alle 20,50 tra baci e abbracci e seguita da una abbondante e ricca cena sociale. Bilancio: tutti i libri venduti, moltissimi autografi, attestazioni di stima, baci e abbracci. E la prima volta, forse, Tramontana si sarà sentito profeta in patria.

Giovanni Puglisi

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