SPEZZÒ COI DENTI IL BACIO OFFERTO

SULLA STRADA

di Sabrina Greco.

Spezzò coi denti il bacio offerto, tese la mano col volto del ragazzino, s’alzò dal marciapiede e mi diede la metà.
Capii ch’era solo, non bastava pensare a lui con un gesto. Cercava la comunione, un atto condiviso, come tutte le creature.
Faceva freddo. Il tram tardava. Mi chiesi in quello zaino cosa portasse.
Accompagnavamo sua madre. L’ha cresciuto, non lo vuole più perché lui ora ha ventisei anni, l’età in cui si deve pensare a se stessi per conto proprio. Troppa confusione in casa, svegli sino a ora tarda, fumo, le chitarre, gli amici di razze. La ragazza, figlia di italiani, aveva suggerito la casa di riposo.
La nuova madre malata teme, non lo vuole: finiranno per cacciare anche me. Lei adesso aveva deciso di essere italiana.

Il ragazzo è bellissimo. Ha capelli scuri e corpo perfetto, animo orgoglioso. Quando parla della Serbia si batte il petto con la mano, sulle labbra ha la saliva.
“M’ha abbandonato dopo la nascita, sai…?”
Muove la testa stizzito, delicato. “Aveva vent’anni. Non telefona mai, quella stronza…” Per un attimo vedo il broncio del bambino, poi di nuovo il ragazzo. Sorprendo il viso farsi più chiaro.
“E’ in Serbia. Quando mio padre era vivo chiamava chiedendo come stavamo, ma, lo capisci? lo faceva per lui, non per noi.”
Guardo l’enorme sala ingresso dell’ospedale, aspettiamo il nostro turno. Il ragazzo non è più accanto a noi.
Il ragazzo scappa sempre. Scappa, lo vedi? Scappa, mi dice la nuova madre.
Lo scòrsi da lontano dormire s’una panchina. Procurai magliette, una copertina.
“Voglio qualcuno che parli con me, io sono qui e voglio che qualcuno parli con me. Tu lo fai, perché gli altri non lo fanno? Tu mi ascolti, e parli con me, io non sono un animale. Lo vedi? Sanno che sono qui. Sanno tutti che sono qui, ma nessuno viene. Nessuno viene a parlare con me. Perché non parlano con me?”
Urla: “Stanno sentendo quel che dico, ma si nascondono dietro le finestre, i vigliacchi, gli ipocriti!”
Poi di nuovo a me. “Aspetta un bambino, se abortisce questa volta incendio tutto e l’ammazzo.
Un bambino ha bisogno di una casa. I suoi sono di Forza Nuova. Sono il padre, devo pensarci io. Mi ammazzo col veleno per topi, scrivo una lettera in cui le dico che muoio per colpa sua, per colpa di mia madre.”
Gli poso la mano destra sul petto, le dita s’impigliano nelle pieghe della maglietta, dico di ricordarsi che gli voglio bene.
Il ragazzo ha un cane enorme che dorme con lui e da cui non si separa mai. Quando sbadiglia il ragazzo sbadiglia il cane. Gli dico cosa fare, consiglio di rivolgersi al Tribunale chiedendo il gratuito patrocinio.
Il mattino dopo è con lei. Da lontano mi chiama. Si mettono a correre più leggeri e mi raggiungono: “Devo dirti una cosa importante”. Era una stupidaggine.

 

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