Strage di Capaci: si indaga su due estremisti neri.

Aaron Pettinari.

Nuova svolta nell'ambito delle indagini sulla strage di Capaci. La Procura di Caltanissetta, che ha riaperto il fascicolo per individuare eventuali responsabilità esterne a Cosa nostra. E nuovi elementi su collegamenti tra servizi segreti, mafia e soggetti vicini all'eversione nera starebbero emergendo. Si tratta di “Faccia da mostro” e “la segretaria Antonella”.

Nuova svolta nell’ambito delle indagini sulla strage di Capaci. La Procura di Caltanissetta, che ha riaperto il fascicolo per individuare eventuali responsabilità esterne a Cosa nostra. E nuovi elementi su collegamenti tra servizi segreti, mafia e soggetti vicini all’eversione nera starebbero emergendo. Si tratta di “Faccia da mostro” e “la segretaria Antonella”.

Si tratta di “Faccia da mostro” e “la segretaria Antonella”.

Nuova svolta nell’ambito delle indagini sulla strage di Capaci. La Procura di Caltanissetta, che ha riaperto il fascicolo per individuare eventuali responsabilità esterne a Cosa nostra. E nuovi elementi su collegamenti tra servizi segreti, mafia e soggetti vicini all’eversione nera starebbero emergendo. Secondo quanto riportato oggi da “Il Fatto Quotidiano” la Procura di Caltanissetta guidata da Sergio Lari, affiancato dall’aggiunto Nico Gozzo e dai pm Gabriele Paci e Stefano Luciani, ha formalmente indagato per strage Giovanni Aiello, dirigente di polizia in pensione con il volto deturpato da un colpo d’arma da fuoco, noto come “il bruciato” o “faccia di mostro”. Non un nome nuovo per gli investigatori dato che già nel 2010 era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, e la cui posizione è stata archiviata nel dicembre 2012. Di una “faccia di mostro” parlava anche il confidente Luigi Ilardo, ucciso pochi giorni prima del suo pentimento formale nel 1996, il quale, oltre a fornire indicazioni sulla presenza del boss corleonese Provenzano in un casolare di Mezzojuso già nel 1995, aveva collegato le stragi siciliane del ’92 alla strategia della tensione, facendo riferimento ad ambienti para-istituzionali che avrebbero utilizzato Cosa Nostra per attuare il piano stragista.

Inoltre gli inquirenti starebbero procedendo con l’identificazione di un altro soggetto, “la segretaria Antonella”, una donna che sarebbe vicina all’organizzazione Gladio e che sarebbe stata addestrata nei campi paramilitari sardi.
I pm sono alla ricerca di conferme alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. Il primo è Giuseppe Maria Di Giacomo, ex killer della cosca dei Laudani, il quale indica Aiello come il coautore di una serie di omicidi, commessi da un gruppo di fuoco occulto, legato allo stesso clan Laudani, “in virtù di una comune matrice ideologica fascista” che i boss catanesi condividevano con le “organizzazioni per le quali operava il mostro”. E a questo aggiunge di aver saputo che “il mostro ha ucciso Falcone”. Il secondo è il controverso Nino Lo Giudice, detto “il Nano”, ex uomo d’onore di Reggio Calabria attualmente datosi alla “macchia”. Anche questi, secondo quanto riferito dal Fatto, avrebbe parlato “di un certo Aiello e una certa Antonella”, sostenendo che tutti e due facevano parte dei servizi deviati dello Stato, e spiegando che la donna era stata ad Alghero in una base militare “dove la fecero addestrare per commettere attentati e omicidi”.
Inoltre agli atti d’indagine è stata inserita anche la rivelazione del pentito Gioacchino La Barbera, appartenente alla famiglia di Altofonte che partecipò alle fasi operative della strage. Questi ha rivelato al sostituto della Dna Gianfranco Donadio che durante le riunioni preparatorie dell’attentato in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino vi era un uomo “sconosciuto” che “parlava a bassa voce”.
Donadio, che si è visto di recente avocare le indagini dal capo della Dna Franco Roberti, stava indagando per confermare “la presenza di elementi appartenenti ai servizi segreti, in particolare legati all’eversione di destra, in molte parti degli accertamenti” sullo stragismo.
Infine, la Procura di Caltanissetta attende anche l’esito delle analisi sui tre reperti – guanti, mastice e torcia – trovati a poca distanza dal tunnel di Capaci subito dopo l’esplosione . Erano appoggiati sopra un sacchetto di carta, a 63 metri dal cratere. A quanto pare è stato isolato un frammento di dna “peculiare” e solo dopo le comparazioni si potrà capire se questo appartiene a qualcuno dei soggetti già condannati perché implicati con la strage o se si tratta di qualcuno ancora ignoto. E tra le ipotesi sottoposte a consulenza vi è anche quella della “carica esplosiva implementata”, ovvero riguardo la presenza di un doppio commando e di una doppia esplosione nell’attentato che ha portato alla morte il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta.

In foto: Giovanni Falcone insieme alla moglie Francesca Morvillo

Da Antimafiaduemila, 8 ottobre 2013.

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